Baruffe di satira
Sull’imitazione del Male c’è l’imitazione del Foglio
Non tutto il Male riviene per nuocere. Ma certamente il Nuovo Male con direttore responsabile Vincenzo Sparagna e con un Berlusconi evirato in copertina (vignetta di Giuliano) uscito ieri in edicola a due euro e cinquanta, se proprio non vuol nuocere, cerca come può di approfittare dell’attesa per il Male di Vauro e Vincino, che in edicola arriverà non prima di giovedì prossimo. All’inizio dobbiamo confessare che c’eravamo cascati anche noi.
7 AGO 20

Non tutto il Male riviene per nuocere. Ma certamente il Nuovo Male con direttore responsabile Vincenzo Sparagna e con un Berlusconi evirato in copertina (vignetta di Giuliano) uscito ieri in edicola a due euro e cinquanta, se proprio non vuol nuocere, cerca come può di approfittare dell’attesa per il Male di Vauro e Vincino, che in edicola arriverà non prima di giovedì prossimo.
All’inizio dobbiamo confessare che c’eravamo cascati anche noi. Da narcisi di calibro almeno medio (chi non lo è?) ci eravamo divertiti nel constatare che il primo numero di quella che si faceva scambiare come la nuova rivista di satira annunciata da Vauro e Vincino (domenica c’era cascata anche la Stampa) dedicava il paginone centrale a un finto Foglio (riprodotto qui accanto), nella tradizione del Male “storico”. Ricordate la falsa Unità, il falso Messaggero, la falsa Pravda bilingue, la falsa Stampa, gli svariati falsi di Repubblica, il primo dei quali apriva con: “Lo Stato si è estinto”? E ora tocca al Foglio, ribattezzato Il portaFoglio (pubblicità: “Non riesci a stare senza Il portaFoglio? Rubalo!”, mentre il fondo si intitola: “Un portaFoglio pieno è meglio di un Foglio vuoto”), con le firme di Marzio Cribbio (“La questione umorale. Napolitano: Basta col bello e il cattivo tempo”), Salvo Corvo e Pierangelo Buttafuori. Il finto Foglio del Nuovo Male di Sparagna, alla colonna delle notizie brevi dà titolo “La Nottata” (in Italia: “Schifani auspica una pizza più ricca”; “Arrestato Milanese, ma non è lui”. Nel Mondo: “Putin sputa in tv e prende applausi”). Ferrara, si annuncia in apertura, è stato “trombato da una tromba d’aria sul lungotevere di Testaccio”, mentre la quinta colonna è appannaggio di Erika Ford, nel senso della Escort (“sono stata a fare un giro con milioni di uomini e donne e non me ne pento affatto”).
Poi s’avanza il dubbio: come mai sul Nuovo Male di Vauro e Vincino non ci sono né Vauro né Vincino, e nemmeno i promessi Benni, Perini, Jacopo Fo, Scozzari, Alessio Spataro, Makkox, Nicolai Lilin, Pasquini, Caviglia? Ma perché il Male di Vauro e Vincino, un giornale di satira che sarà “qualcosa di meraviglioso e del tutto nuovo”, ci dicono in redazione, è ancora in cottura e raggiungerà le edicole non prima del 6 ottobre. Con cadenza settimanale, rinnoverà i fasti del giornale fondato nel 1977 da Pino Zac e dallo stesso Vincino, mentre la sera prima di ogni uscita il canale Rai4 diretto da Carlo Freccero ospiterà tre minuti di “Male cabaret”, dopo il film di prima serata.
Sarà certamente un giornale di satira eccezionale, fantasmagorico, mirabolante, se non altro perché è l’unico al mondo che, prima ancora di uscire, vanta già un tentativo di imitazione. E poi, non è un segreto per nessuno: la satira italiana è terra di sanguigni contrasti, di scherzi da prete, di dispettucci e dispettoni, di baruffe e di puttanate assortite, di “con quello non parlo” e “con quell’altro nemmeno”. In fondo va bene così. Volete mettere la noia dei francesi, con quel “Canard Enchainé” sempre solo, canonico, istituzionale come un ministero, da novantasei anni?
All’inizio dobbiamo confessare che c’eravamo cascati anche noi. Da narcisi di calibro almeno medio (chi non lo è?) ci eravamo divertiti nel constatare che il primo numero di quella che si faceva scambiare come la nuova rivista di satira annunciata da Vauro e Vincino (domenica c’era cascata anche la Stampa) dedicava il paginone centrale a un finto Foglio (riprodotto qui accanto), nella tradizione del Male “storico”. Ricordate la falsa Unità, il falso Messaggero, la falsa Pravda bilingue, la falsa Stampa, gli svariati falsi di Repubblica, il primo dei quali apriva con: “Lo Stato si è estinto”? E ora tocca al Foglio, ribattezzato Il portaFoglio (pubblicità: “Non riesci a stare senza Il portaFoglio? Rubalo!”, mentre il fondo si intitola: “Un portaFoglio pieno è meglio di un Foglio vuoto”), con le firme di Marzio Cribbio (“La questione umorale. Napolitano: Basta col bello e il cattivo tempo”), Salvo Corvo e Pierangelo Buttafuori. Il finto Foglio del Nuovo Male di Sparagna, alla colonna delle notizie brevi dà titolo “La Nottata” (in Italia: “Schifani auspica una pizza più ricca”; “Arrestato Milanese, ma non è lui”. Nel Mondo: “Putin sputa in tv e prende applausi”). Ferrara, si annuncia in apertura, è stato “trombato da una tromba d’aria sul lungotevere di Testaccio”, mentre la quinta colonna è appannaggio di Erika Ford, nel senso della Escort (“sono stata a fare un giro con milioni di uomini e donne e non me ne pento affatto”).
Poi s’avanza il dubbio: come mai sul Nuovo Male di Vauro e Vincino non ci sono né Vauro né Vincino, e nemmeno i promessi Benni, Perini, Jacopo Fo, Scozzari, Alessio Spataro, Makkox, Nicolai Lilin, Pasquini, Caviglia? Ma perché il Male di Vauro e Vincino, un giornale di satira che sarà “qualcosa di meraviglioso e del tutto nuovo”, ci dicono in redazione, è ancora in cottura e raggiungerà le edicole non prima del 6 ottobre. Con cadenza settimanale, rinnoverà i fasti del giornale fondato nel 1977 da Pino Zac e dallo stesso Vincino, mentre la sera prima di ogni uscita il canale Rai4 diretto da Carlo Freccero ospiterà tre minuti di “Male cabaret”, dopo il film di prima serata.
Sarà certamente un giornale di satira eccezionale, fantasmagorico, mirabolante, se non altro perché è l’unico al mondo che, prima ancora di uscire, vanta già un tentativo di imitazione. E poi, non è un segreto per nessuno: la satira italiana è terra di sanguigni contrasti, di scherzi da prete, di dispettucci e dispettoni, di baruffe e di puttanate assortite, di “con quello non parlo” e “con quell’altro nemmeno”. In fondo va bene così. Volete mettere la noia dei francesi, con quel “Canard Enchainé” sempre solo, canonico, istituzionale come un ministero, da novantasei anni?